Il nuovo Statuto d'Autonomia della Nazione Sarda - Sa Charta de Logu Noa de Sa Natzione Sarda
Comitato Firma per la tua Sardegna
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11 Maggio 2007
Approvato il Preambolo alla bozza di nuovo Statuto speciale
di Red., ore 18:36



PREAMBOLO

STATUTO SPECIALE DELLA SARDEGNA

CARTA DE LOGU DE SARDIGNA

 

 Il Popolo Sardo nell’ambito del processo di recupero e sviluppo delle libertà democratiche, ha riconquistato il 26 febbraio del 1948 le sue libere istituzioni di autogoverno.

 Il tempo trascorso da quel riconoscimento ha reso ancora più profonde le inadeguatezze dello Statuto di Autonomia Speciale, già rilevate all’indomani della sua promulgazione.

 A sessant’anni dalla sua emanazione la Sardegna ridefinisce il rapporto con il potere centrale dello Stato e di conseguenza con l’Unione Europea.

 Esprime la propria identità collettiva.

 Stabilisce le sue istituzioni e regola le proprie relazioni nel segno di una libera e volontaria solidarietà con le altre nazionalità e Regioni della Repubblica, riformulando la propria Costituzione, ispirata al sentimento di autodeterminazione dei sardi di ieri e di oggi.

 Il nuovo Statuto Speciale si basa su tre elementi fondamentali:

  • La Sardegna è l’Isola più periferica nel Mediterraneo facente parte integrante della Repubblica italiana e per questo rivendica una effettiva, illimitata continuità territoriale con la parte continentale della Repubblica e con il resto dell’Unione Europea
  • La Sardegna è una Nazione con proprio territorio, propria storia, propria lingua, proprie tradizioni, propria cultura, propria identità ed aspirazioni distinte da quelle della Nazione italiana e assomma in sé tutte le culture e le civiltà che si sono succedute nell’Isola dal prenuragico ad oggi. Nel rispetto delle libertà religiose e di pensiero dei suoi cittadini, riconosce le bimillenarie radici cristiane della società sarda, punto di arrivo del lungo cammino del popolo della Sardegna. Per questo gestisce e coltiva in sovranità la propria eredità culturale, materiale e immateriale, in un ordinamento istituzionale nel quale la Regione Autonoma della Sardegna è dotata di sovranità a titolo uguale a quella dello Stato centrale, ripartita consensualmente secondo la presente Costituzione sarda
  • La Sardegna è la base istituzionale dell’attuale Stato italiano, il quale secondo la Dottrina: “… non è altro che l’antico Regno di Sardegna ampliato nei suoi confini…” nato il 19 giungo del 1324 e per secoli pregnato dal sangue e dal sudore e dalla fatica dei sardi

 La Sardegna in considerazione delle propria identità ed individualità e delle proprie aspirazioni storiche, politiche e culturali nell’ambito della Repubblica italiana si dota di una Carta fondamentale o Carta De Logu tesa a:

-                     riconoscere il diritto al suo pieno autogoverno

-                realizzare il federalismo interno secondo il principio di sussidiarietà, coesione sociale e tutela delle piccole comunità e delle sue minoranze linguistiche

-                     difendere e sviluppare l’ecosistema sardo

-                     difendere la libertà d’impresa e il diritto al lavoro

-                     accrescere il benessere e la qualità della vita di tutti i cittadini sardi

-                     rendere migliore la coabitazione del popolo sardo e degli altri popoli della Repubblica e dell’Unione europea

-             assicurare un ruolo autonomo della Sardegna nei processi di formazione delle decisioni in seno alla Repubblica e all’UE

-                     incentivare il proprio ruolo e la propria vocazione euro mediterranea

 
Alla base della Carta fondamentale o Carta de Logu vi è l’affermazione che:

 

a)     Il Popolo sardo è un popolo d’Europa con identità peculiare, avente una propria storia, una propria lingua, una propria cultura, proprie tradizioni, un proprio territorio.

b)     Il Popolo sardo afferma il diritto di decidere del proprio avvenire, secondo quanto sanciscono la Carta dell’Onu, il Patto internazionale dei diritti civili e politici, il Patto internazionale dei diritti economici, sociali e culturali, l’atto di Helsinki, la Carta di Parigi e conformemente a quanto stabilisce la Dichiarazione solenne di sovranità adottata dal Consiglio Regionale della Sardegna il 22 febbraio 1999.

c)      Nella prospettiva di un ordinamento federale asimmetrico della Repubblica italiana rafforza, garantisce ed intensifica l’esercizio ed il raggiungimento delle libertà e di un’effettiva giustizia sociale; dello sviluppo economico, della diffusione della cultura, della coesione sociale; si ispira ai principi della sussidiarietà, della sicurezza e della pace.

d)     I diritti storici sono imprescrittibili spettando ai Sardi – e soltanto ad essi- la loro gestione.

 

                                                          ----°°°°----

 

 Nota frase da aggiungere come voto al termine dell’articolato. Tutto ciò affermato, i sottoscritti cittadini sardi chiedono e rivendicano che, in armonia con i principi fondamentali della Costituzione italiana, il Popolo sardo possa autogovernarsi secondo i propri bisogni e le proprie aspirazioni e  presenta alla ratifica del Parlamento sardo e del Parlamento italiano la presente Costituzione Sarda-Carta de Logu de Sardigna.

 

Cagliari 9 maggio 2007

Il Comitato promotore

"Firma per la tua Sardegna"

Commenti:
17 Maggio 2007 08:28
Autore: paolo
Carissimi membri del Comitato Firma per la Tua Sardegna, Sono uno studente sardo in Governo delle Regioni e degli Enti Locali dell'Università di Urbino. Vi scrivo per dare qualche mia riflessione e contributo in seguito ad un approfondito studio dello Statuto speciale della Sardegna dovuto alla stesura della mia tesi laurea conseguita l'anno scorso qui ad Urbino. Con grande piacere mi è stata segnalata la nascita di questo Comitato e con altrettanto piacere comincio a vedere i risultati di questo lavoro. Dare alla Sardegna lo spazio che si merita nel panorama Italiano, meditteraneo ed Europeo è il minimo che possiamo fare per la nostra Terra. Le ultime affermazioni del Presidente del Consiglio, che confermavano le precedenti del Ministro degli Esteri, sulle Province sarde, mi hanno fatto sobbalzare dalla sedia per l'ignoranza dei nostri governanti e per il villipedio della nostra Autonomia costituzionale e specificità istituzionale. A quanto pare non serve a niente uno Statuto che preveda la potesta legislativa regionale sugli enti locali, a niente servono le pronunce della Corte Costituzionale, a niente serve il voto democratico della nostra assemblea legislativa e della consultazione referndaria. Per questo chiedere a gran voce un Nuovo Statuto è determinante. Non possono guardarci come un Popolo di serie B. Meno male che si diceva il giorno dopo della Prima Guerra Mondiale l'Italia ha un debito di sangue con la Sardegna che dovrà ricolmare. L'Autonomia conquistata all'inizio dell'era repubblicana, oggigiorno appare insuficiente, sopprattutto dopo la modifica del Titolo V parte seconda della Costituzione, che assegna un forte peso ed una forte autonomia alle Regioni ordinarie, spesso più forti che per le Regioni speciali. L'articolo 116, anche se novellato, ci riconosce un crisma di specificità, da sfruttare se no si vuole rimanere in dietro e se vogliamo dotarci di forti istituzioni politiche in grado di ben governare il Nostro Popolo. E' ora di alzare la testa. Il Preambolo per questo nuovo Statuto è un ottimo primo passo.Un buon inizio. Dopo questa lunga e spero non noiosa introduzione vorrei segnalare alcuni punti sul quale l'articolato si soffermi. Innanzittutto lo Statuto dovra disciplinare le materie di compenza legislativa della Regione che comprenda le materie di specifico interesse sardo e tutte le altre materie devolute dalla Costituzione alle altre Regioni. Inoltre dovra disciplinare le matrie concorrenti e le materie dove la Regione ha potesta regolamentare e attuativo. L'autonomia finanziaria per l'implentazione delle politiche stabilite legislativamente è fondamentale. Questa si dovrà articolare in tributi propri, in quote di co-partecipazone al gettito statale e in fondi di trasferimento e contributi specili. Veniamo poi alla parte dolente della forma di governo. Penso che il neo parlamentarismo corretto sia la forma migliore per governare la Regione, premiando stabilità e rappresentatività. Il Consiglio e il Presidente della Regione si devono bilanciare. Quindi elezione diretta del Presidente della Regione e nomina/revoca diretta degli Assesori, ma anche sfiducia costruttiva del Presidente e superamento del simul stabunt,simul cadet ma comunque preservando la maggioranza assembleare con una clausola anti ribaltone. Inoltre sarebbe opportuno istituire l'istituto del decreto legge regionale e del decreto legislativo regionale come fonti tipiche. Un'ultima proposta, ministerializzare gli assessorati. Ciò per rafforzarne il ruolo anche in chiave europea. In questo modo essi potranno sedere nella delegazione italiana presso il Consiglio in quanto componenti ministeriali. Ancora un grosso augurio di buon lavoro. dott. Paolo Farci
 
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