Il nuovo Statuto d'Autonomia della Nazione Sarda - Sa Charta de Logu Noa de Sa Natzione Sarda
Comitato Firma per la tua Sardegna
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20 Marzo 2007
Relazione Antonello Carboni
di Antonello Carboni, ore 13:05
Relazione Convegno 31 marzo Hotel Mediterraneo
Antonello Carboni
 
Nel recente passato il dibattito intorno alla necessità di riscrivere lo Statuto sardo di autonomia speciale, ha trovato nella proposta di istituzione di una Assemblea Costituente il suo momento più alto e significativo.
 
Una proposta largamente condivisa che avrebbe portato alla nascita di un nuovo statuto attraverso il più ampio coinvolgimento di tutte le componenti del popolo sardo.
 
(Le motivazioni che portarono a questo grande movimento corale, erano insite in uno Statuto, già alla sua nascita ritenuto insufficiente, che non era, e non è, in grado di dispiegare effetti e ricadute positive.)
 
Ancora oggi in Sardegna, fallito il tentativo di insediare una Consulta, chiusa com’era nei Palazzi del potere ed elitaria, è coscienza generale che i tempi siano maturi per cambiare il debole statuto in una Carta di sovranità che, senza mettere in discussione l’integrità giuridica e territoriale della Repubblica, concretizzi il diritto dei sardi all’autodeterminazione così come riconosciuto dai trattati internazionali.
 
Appare però evidente quanto sia improduttivo chiedere che il Consiglio Regionale riformi se stesso, modificando equilibri consolidati.
 
 
Questo invece avrebbe potuto fare quell’Assemblea Costituente, eletta allo scopo dai cittadini, destinando al Parlamento sardo l’alto compito di approvare la nuova Carta della Sardegna.
 
Ciò, come detto, non è stato possibile per responsabilità dell’attuale Governo sardo e della sua maggioranza. Ma il popolo sardo, come sancisce anche lo Statuto vigente, continua ad avere titolarità d’iniziativa legislativa.
 
Ecco allora che diventa imperativo chiamare il popolo sardo a discutere e, alla fine, sottoscrivere una proposta di nuova Carta statutaria che diventa così una sua iniziativa di legge.
 
 
Il Comitato Firma per la Tua Sardegna, nasce proprio per rappresentare tutti quei sardi liberi che desiderano riconquistare la speranza del futuro contando sulle proprie forze.
 
Tutti quei sardi liberi convinti che, all’interno della Repubblica italiana, sia possibile stabilire un contratto istituzionale. Un nuovo patto che conferisca ai sardi un’autonomia unica, autentica, compiuta.
 
Per ottenere questo è necessario dare oggi voce al nostro popolo perché, al termine di un profondo dibattito, consegni al Parlamento l’espressione della sua volontà di acquisire in armonia con i principi fondamentali della Costituzionetutti i poteri e tutte le competenze di cui ha bisogno per trasformare la Sardegna una terra prospera e felice.
 
Sull’onda di questi orientamenti il Comitato vuole cogliere una coscienza di sé largamente diffusa nella società sarda per tradurla in disegno legislativo, attraverso la procedura prevista per le modifiche statutarie tramite l’iniziativa popolare.
 
Si è scelta la strada dell’iniziativa popolare per rendere possibile il pronunciamento dei sardi, residenti e non residenti nell’isola, sui temi che costituiscono il nucleo più vigoroso de sa “Charta de logu noa pro sa natzione sarda”, come recita il titolo di questa nostra assemblea. Del nuovo Statuto, cioè, da sottoporre alla raccolta di firme.
 
Un nuovo statuto che, nei limiti consentiti, sia uniformato ai principi più avanzati che l’attuale costituzione repubblicana e la normativa europea prevedono. Senza però timidezze o titubanze e reticenze.
 
 
Uno statuto dove trovi accoglienza quel diritto dei popoli alla felicità, sancito per la prima volta dai padri della democrazia americana.
 
Un principio, questo, che ne fondò un altro, basilare nelle tappe che l’umanità ha percorso per arrivare ai nostri giorni. Il principio che ciascun popolo ha diritto di decidere del proprio avvenire, secondo quanto sanciscono la Carta dell’Onu; i Patti internazionali dell’Onu sui diritti civili, politici, economici e sociali; l’Atto unico di Helsinki; la Carta di Parigi e molti dei trattati che regolano oggi la convivenza in Europa.
 
Un principio, infine, a cui si è conformata, per stare nella nostra isola, la Dichiarazione solenne di sovranità della Sardegna, adottata dal Parlamento regionale nel febbraio 1999.
 
Va sottolineato che si tratta di atti assunti successivamente all’entrata in vigore dell’attuale statuto sardo e di cui, ovviamente, né i costituenti né i consultori sardi potevano avere contezza.
 
Allora no, ma oggi questo complesso di diritti internazionali fa parte integrante delle moderne aspirazioni autonomiste nel mondo e in Europa, come mostrano le grandi autonomie europee della Spagna e del Regno Unito.
 
 
Sentiamo vicina in particolare la forma dell’autonomia catalana, forma alla quale vogliamo fare espresso riferimento nel nostro percorso.
 
 
 
I sardi nel loro plurimillenario cammino hanno attraversato le diverse epoche storiche portando dentro se stessi l’orgoglio e la fierezza di essere popolo e nazione, in un processo storico che ha profonda influenza anche nella nascita della Repubblica italiana.
 
Come ha dimostrato nei suoi studi il Prof. Francesco Cesare Casula, infatti, l’antico Regno di Sardegna, nato a Cagliari il 19 giugno del 1324  è il nucleo originale dell’attuale nostro Stato chiamato Repubblica italiana.
 
E’ fondamentale che i sardi prendano coscienza di questa realtà, rileggendo e riappropriandosi della loro storia sulla base di questa dottrina.
 
Il grande oratore Marco Tullio Cicerone, soleva affermare: “Ignorare ciò che è accaduto prima della nascita equivale a rimanere bambino tutta la vita”. Noi questo corpo che si chiama Repubblica Italiana lo abbiamo fatto nascere e vorremmo acquisire in armonia con esso un nuovo modo di relazionarci e interagire.  
 
 
Ed è per questo che rivendichiamo, attraverso una autonomia che non è azzardato definire straordinaria, un diverso ruolo di essere parte integrante delle istituzioni repubblicane.
 
 
 
 
 
Questo inconfutabile fatto storico, insieme al nostro essere partecipi di una cultura originale, al nostro possedere una lingua propria, al nostro essere un popolo con un proprio territorio, al nostro abitare un’isola, tutto questo ci da il diritto a costruire intorno alle nostre necessità una nuova Carta costituzionale della Sardegna, rispettosa della integrità giuridica e territoriale della Repubblica e della idea di Europa unita.
 
Colonna portante e pregiudiziale della Carta è la convinzione che la sovranità appartiene al popolo sardo, che sta ad esso esercitarla in tutti gli ambiti che, ad eccezione dei poteri attribuiti allo Stato, ritenga vitali per la propria prosperità.
 
Sta ad esso esercitarla anche per delegarne parte a strutture statali federali.
 
Ciò diciamo al fine di evitare fraintendimenti o possibili adesioni strumentali all’iniziativa legislativa popolare che vuole essere forte, avanzata e senza autocensure preventive che ne snaturino la portata di fatto storico autodeterminato.
 
 
 
 
 
 
 
 
Il Comitato si propone attraverso un’articolazione studiata per ottenere una presenza diffusa e capillare su tutto il territorio ed è composta da:
·        I Garanti: che sovrintendono al corretto svolgimento di tutte le attività inerenti il Comitato perché vengano perseguite le finalità per le quali è stato costituito;
 
·        Il Comitato scientifico, coordinato da Gianfranco Pintore, raccoglie, collaziona e studia tutte le proposte pervenute in merito alla predisposizione del nuovo Statuto, e sulla base di tali indicazioni predispone il testo finale che dopo l’approvazione da parte dell’Assemblea Generale degli aderenti sarà sottoposto alla raccolta finale delle firme dei cittadini sardi.
·        Il Comitato operativo, coordinato da Mario Carboni, si occupa di tutta l’attività del Comitato in campo organizzativo, seminari, convegni, audizioni, promozione e diffusione delle iniziative, e successivamente a tutto quanto attiene l’insieme delle operazioni che porteranno alla raccolta delle firme
 
Questi organismi unitamente costituiscono il Comitato Promotore. Al raccordo e coordinamento di detti organismi è chiamato un Segretario che agisce in sintonia con i garanti e mantiene i rapporti di carattere esterno e con gli organi di informazione.
 
Gli altri organi del Comitato sono i Comitati locali, che possono avere dimensione territoriale, provinciale o comunale e che prendono la denominazione del luogo, siano essi province, comuni o zone, dove vengono costituiti. Spetta a detti Comitati il coordinamento delle attività che il Comitato Promotore intende svolgere nel loro territorio.
 
 
Infine abbiamo l’Assemblea Generale degli aderenti che viene convocata su iniziativa del Comitato Promotore per discutere di tutte le tematiche in materia di modifica dello Statuto e le problematiche correlate di carattere economico, sociale e culturale. L’Assemblea Generale è l’organo deputato all’approvazione finale del testo della proposta di legge che verrà successivamente sottoposto alla raccolta di firme.
 
 
 
 
 
Tutto ciò premesso, ferma restando la visione laica della storia statuale sarda, nella proposta saranno riconosciute e affermate le bimillenarie radici cristiane della nostra società, punto di arrivo del lungo cammino del popolo della Sardegna, ci dispiace in questo senso constare il rifiuto nella nascente costituzione europea di queste radici. Rifiuto che si pone come un atto di ribellione (apostasia)  del proprio passato e del proprio essere.
 
Amiche ed amici, il Comitato Firma per la tua Sardegna, ritiene che solo il pieno autogoverno della cultura, dell’economia, della società e della politica sia in grado di assicurare la prosperità .
 
Per questo, il Comitato pensa che la discussione, la più estesa, completa e franca possibile, da aprire insieme ai cittadini intorno alla nuova Carta fondamentale dell’autonomia sarda, si possa sviluppare su una serie di principi e linee direttrici:
-        la necessità che la Sardegna, in quanto nazione si costituisca in Regione Autonoma Speciale con l’attribuzione di tutti i poteri, ad eccezione di quelli di ordine federale come la difesa, la giustizia, la moneta, i rapporti diplomatici;
-        la necessità che l’organizzazione del sistema autonomista della Sardegna sia improntata ad un vero federalismo interno in cui il riconoscimento delle autonomie dei comuni, delle province, dei cittadini cessi di essere solo formale.
 
 
-        la necessità che i rapporti fra la Sardegna, lo Stato e l’Unione europea si ispirino ai principi di diritto internazionale secondo cui tutti i popoli hanno pari dignità e diritti;
-        la necessità che alla Sardegna siano riconosciute forme specifiche di autonomia nei campi della giustizia, della difesa, dell’ordine pubblico;
-         la necessità che al popolo sardo sia riconosciuta la possibilità di riformare la propria carta fondamentale nel rispetto certo del patto con lo Stato e con l’Unione europea ma anche del suo diritto a scegliere in che modo essere parte della Repubblica e dell’Unione europea.
 
A chi gli chiedeva se, di fronte alla crisi economica in cui si dibattono molti stati europei, le riforme istituzionali potessero davvero essere considerate prioritarie, un presidente del Parlamento europeo rispose ricorrendo a una metafora:“Tutti sappiamo – disse – quanta importanza abbiano, anche sotto il profilo economico, i regali di nozze, la cosiddetta lista di nozze. Ma potranno esserci mai doni di nozze senza le nozze?”
 
La metafora vale anche per noi sardi, immersi in una devastante crisi economica e dell’occupazione. Senza uno Statuto che ci consenta di governare i processi dell’economia, sarebbe illusorio pensare di proiettare la Sardegna verso il benessere e una migliore qualità delle vita.
 
 
 
Quali, dunque, i poteri di cui abbiamo bisogno?
 
·      Un sistema fiscale e doganale autonomo (zona franca) per dare all’intero territorio della Sardegna una dimensione di zona economica trainante del Mediterraneo;
·      Una reale continuità territoriale all’interno dello spazio europeo che consenta ai cittadini sardi e comunitari pari condizioni di accessibilità alla Sardegna e che trasformi l’insularità da handicap in valore positivo;
·      Nuove frontiere del mercato del lavoro e della produzione sarda dando finalmente respiro all’imprenditorialità dei sardi, col rilancio della grande risorsa dell’ambiente e della centralità mediterranea;
·      Nuove politiche del credito, opposte alla attuale colonizzazione rispetto ai poteri esterni alla Sardegna, capaci di incentivare una nuova stagione di sviluppo moderno e sostenibile;
·      Una scuola che, nel garantire il pluralismo della offerta educativa, sia rinnovata nei programmi e nelle strutture in ogni centro della Sardegna, la creazione e il potenziamento di un sistema universitario autonomo che, in collegamento continuo con il sistema delle imprese, l’iniziativa privata e le più avanzate esperienze scientifiche internazionali, faccia della ricerca il motore propulsivo dell’Isola e delle sue politiche di sviluppo.
 
·      Opportuni strumenti per un sistema sanitario efficiente, in collegamento con le più alte eccellenze della medicina internazionale per garantire al cittadino sardo la più sicura tutela della propria salute direttamente nell’Isola.
                                                                        
Oggi trova sanzione, in questa Assemblea, un grande progetto.
 
Sta a tutti noi, al nostro coraggio di sardi liberi, portarlo al dibattito dei cittadini, discutere insieme a loro, con passione e convinzione.
 
E allora, ne siamo convinti, ce la faremo!
Commenti:
02 Aprile 2007 11:28
Autore: vincenzo d'atri
concordo pienamente con questa iniziativa vorrei porre alcuni argomenti da poter inserire nella discussione - problema bandiera ( l'attuale non è sarda ) - organi politici-amministrativi - competenze consiglio, giunta, presidente o governatore ( come lo vogliamo chiamare?) -numero dei consiglieri -numero degli assessori -assessori tecnici si o no -emolumenti -competenze chiare tra Regione. Provincie e Comuni - le provincie, hanno ancora un ruolo o possiamo eliminarle? grazie per l'ospitalità e per il momento ho terminato cenzo d'atri
 
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